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Semifino |
Fino |
Superfino |
Parboiling |
RISO, CIBO UNIVERSALE:
E' una pianta cerealicola (Oryza sativa) di castissima diffusione in
tutto il mondo ( ne esistono oltre 100.000 varietà). Quello coltivato e
consumato in Italia appartiene alla sottospecie japonica; ha stelo
sottile, cavo, alto circa 1 m; sull'apice della pianta si forma una pannocchia
che quando matura porta numerosi granelli (i frutti secchi tipici dei cereali),
i quali alla raccolta restano avvolti in rivestimenti fogliari giallastri
(costituendo il cosiddetto risone). Gli involucri vengono asportati in seguito a
successive lavorazioni de pilatura e sbramatura. Dal punto di vista
merceologico si classificano quattro ripi di riso: comune od originario,
a granello opaco p perlato, poco resistente alla cottura, indicato per la
preparazione di minestre (ne fanno parte la varietà "Balilla",
"Raffaello", "Pierrot");
semifino, a
granello perlato maggiormente resistente alla cottura (varietà "Maratelli",
"Rosa Marchetti", "Vialone nano", "Romeo");
fino, dal granello a struttura vitrea, resistente alla cottura (varietà "Roma",
"Ringo", "Rizzotto", "Razza 77"); superfino,
a granello vitreo molto resistente alla cottura (varietà "Arborio",
"Canaroli", "Baldo").
Il riso ha le sue origini nell'attuale Indonesia (i reperti più antichi
risalgono a circa il 7000 a.C.). Fu noto ai greci e ai romani non come alimento
ma come pianta medicinale.
I risi delle varietà appartenenti al tipo comune cuociono, secondo le
preparazioni, tra i 12 e i 13 minuti; i semifini tra i 13 e i 15; i fini tra i
14 e i 16; i superfini tra i 16 e i 20. Il primo tipo è generalmente impiegato
per minestre in brodo e dolci; il secondo per minestre in brodo di lunga
cottura, timballi e supplì; il terzo per verdure ripiene, bordure, sartù e
bombe; il quarto per risotti e anche per le preparazioni delle due categorie
precedenti.
Oggi esistono in commercio tipi di riso "che non scuociono", ossia che
mantengono inalterate le proprie caratteristiche gastronomiche anche dopo
parecchie ore dal momento della cottura; ciò è dovuto a un processo
particolare di precottura, detto parboiling, grazie al quale si ottiene
il doppio risultato di rendere il riso a cottura rapida e, appunto, a maggior
tenuta una volta cotto, ma che non si avvicinano alla qualità dei risi
descritti precedentemente.
Il riso si conserva bene anche se la
confezione è aperta da qualche settimana, a patto che lo si tenga lontano
dall'umido, in luogo fresco e aerato.
Si può dire che un riso è ben cotto quando il dente, nel tagliare un chicco,
incontra una resistenza elastica ma non un nucleo ancora duro.
IL RISO IN ITALIA:
Le prime notizie certe della presenza del riso in Italia risalgono alla
seconda metà del XV secolo, periodo n cui cominciò ad essere coltivato in
Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia.
Si racconta, però, che il riso si
coltivava fin dai secoli XII-XIII nelle zone umide dell'Italia centrale, lungo i
torrenti che dall'Appennino scendono verso il mare Adriatico. Si attribuisce a
Federico II l'introduzione, la diffusione e lo sviluppo del riso nelle Marche
anche se tentativi documentati di coltivazioni di riso nella nostra regione
risalgono, quasi certamente, alla fine del seicento: i primi certificati
rinvenuti sono dell'anno 1801 (Archivio di Stato di Macerata).
"Da questo abbozzo della giacitura ed indole dal suolo della Marca
non sembra potersi concepire come in essa abbia potuto introdursi e prosperare
la coltura dei risi che esige terreno piano e ben livellato, capace di una
perenne e comoda irrigazione...".
Con queste parole esprimono i loro dubbi, nel febbraio del 1826, Domenico
Morichi, pubblico professore di chimica, primario fisico della Sanità, membro
della Commissione Speciale per le Risaie della Marca, Giacomo Folchi, pubblico
professore di materia medica, fisico, soprannumerario della Sanità, membro
aggiunto della Commissione Speciale per le Risaie della Marca e Clemente Folchi,
ingegnere, perito idraulico della S. Consulta nelle loro "Relazione fisica
e idraulica sopra le Risaie della Marca", indirizzata a sua eccellenza
Monsignor Olgiati, segretario della S. Consulta e Presidente della Commissione
delle Risaie della Marca. E continuano:
"...ma quando abbiamo veduto su i luoghi i terreni coltivati a riso, ne
abbiamo valutata l'estensione ed esaminato questo ramo d'industria
agricola sotto tutti gli aspetti, cominciando da quello riguardante la salute
pubblica, abbiamo dovuto rinunziare in gran parte alle nostre prevenzioni e
convincerci che non si poteva condannare in massa la coltivazione dei risi nella
Provincia della Marca".
Con il passare degli anni la presenza di risaie abusive che minacciavano la
salute dei cittadini, i litigi fra agricoltori e mugnai per il possesso
dell'acqua dei torrenti nel periodo estivo, quando il riso aveva bisogno di
essere sommerso ed i mugnai dovevano macinare il grano, l'azione dei medici che
si opponevano con trattati sulle febbri perniciose e attacchi diretti agli
amministratori locali, rendevano sempre più difficile la vira del riso nelle
Marche.".
...i richiami portati contro le risaie nascevano da quelle inevitabili
collisioni d'interessi che sempre hanno luogo fra le famiglie di uno stesso
paese...Che essendo i torrenti scarsi d'acqua nell'estate, e questa servire
dovendo ai molini, debbasi aver pria riguardo a questi che alle risaie...".
Ma fu a causa della nuova legge del 12 giugno del 1866 n° 2967 e del Regio
Regolamento del 13 febbraio 1870 n° 5515, contenente numerose regole quali la
rotazione delle coltivazioni, la superficie minima, la giusta distanza fra i
campi e le case abitate, il rispetto per i mugnai ecc. ..., che le coltivazioni
di riso nelle Marche andarono pian piano scomparendo fino a non trovarne più
traccia già dall'inizio del 1900. Nelle risaie bonificate venne, in seguito,
praticata la coltivazione del mais.
Lungo la valle del "torrente" Musone (nella "Relazione fisica e
idraulica sulle Risaie della Marca i fiumi delle Marche non sono chiamati fiumi
ma torrenti) si coltivava all'asciutto, senza sommersione, o meglio con
l'apporto d una quantità di acqua pari a quella necessaria per una
coltivazione di mais.
In realtà si è scoperto che già millenni prima di Cristo, in Asia, il riso
era coltivato all'asciutto sulle colline della Cina.
Questo riso coltivato all'"asciutto" ha caratteristiche organolettiche
diverse da quello coltivato comunemente in sommersione, possiede un profumo
molto intenso ed un sapore difficilmente descrivibile a parole.
realizzazione
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