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Figlio di Francesco Andrea
Draghi, studiò inizialmente a Jesi grazie ad alcuni nobili del posto e si
trasferì poi a Napoli nel Conservatorio dei Poveri di Gesù Cristo.
Deriva il suo nome, Pergolesi, dal padre che trasferitosi a Jesi da Pergola, unì
i due nomi. Minato da sempre nella salute dalla tisi, ebbe vita travagliata e
brevissima.
Terminò gli studi nel 1731, l'esordio lo stesso anno fu con la
"Salustia", opera seria in tre atti, che però non riscosse successo.
L'anno seguente invece con l'opera buffa in napoletano "Lo frate 'nnamorato"
riscuote un notevole successo, nel 1733 compose l'opera seria "Il
prigionier superbo" che ebbe un buon successo soprattutto per l'intermezzo
"La serva padrona" che divenne uno dei più applauditi lavori del
settecento.
Nel 1734 scrisse con successo "Adriano in Siria" con
intermezzo "Livietta e Tracollo", nel 1735 invece musicò con scarso
successo "L'olimpiade" che però venne ripresa trionfalmente dal
pubblico dopo la morte dell'autore.
La sua ultima opera fu il "Flaminio" nel 1735, ma nel frattempo,
divenuto organista della cappella reale di Napoli, ma ritiratosi nel convento
dei francescani a Pozzuoli, poté terminare lo "Stabat mater" morendo
pochi giorni dopo questa realizzazione.
La sua fama è legata soprattutto alla
"Serva padrona" che in tutta Europa ma soprattutto in Francia scatenò
la famosa "Querelle des boffons" tra i sostenitori dell'opera francese
ed i filoitaliani.
Con essa l'intermezzo si elevò a opera buffa autonoma e
costituì un modello per gli anni a venire.
Tra le composizioni sacre oltre alla "Stabat mater" ricordiamo il
"Salve Regina".
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