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Tratto da Plein Air n°333 dell'Aprile 2000
Testo e foto di Emilio e Alberto Dati


RITORNO ALLE ARMI


Itinerari turistici

Pochi chilometri e un lago separano Tolentino da Caldarola, scrigni d'arte nel cuore delle Marche alle porte dei Sibillini.
Tutt'intorno, verdi scenari, minuscoli borghi e antichi castelli.
Celebre quello della Rancia, presso Tolentino, teatro nel 1815 di una storica battaglia che ogni anno nel mese di maggio un'accurata ricostruzione fa rivivere.

Percorrendo la superstrada che da Civitanova Marche conduce a Roma, sei chilometri prima di Tolentino appare la possente mole del Castello della Rancia. 
Teatro nel 1815 di un sanguinoso scontro tra l'esercito franco-napoletano e quello austriaco, venne costruito nel XIV secolo su una preesistente fattoria cisternense (Grancia, da cui Rancia, deriva dal francese grange, fattoria). 
Di forma quadrangolare, ha mura merlate e tre torri: attraverso una di queste, protetta un tempo da un ponte levatoio, si accede all'ampio cortile dai porticati a colonne; nella profonda cisterna che si trova al centro, si dice, vennero sepolti i caduti di quella battaglia. Un altro evento memorabile è inscritto negli annali cittadini: la firma del trattato tra Bonaparte e la Santa Sede, avvenuta nel 1797 presso Palazzo Parisani, Ma è all'età medioevale, in cui fu libero comune, che Tolentino deve l'impianto del centro storico, le fortificazioni e la cinta muraria (queste ultime solo in parte conservate).  
Per raggiungerli occorre superare il Chienti sull'imponente Ponte del Diavolo (costruito nel 1268) e, oltrepassata l'attigua Porta del Ponte, immettersi nel caratteristico quartiere del Fondaccio (dove spicca l'antica chiesa di Santa Maria, rimaneggiata ne1'700). 
Nella centrale Piazza della Libertà domina la Torre deli'Orologio, con i quattro quadranti che indicano rispettivamente le fasi lunari, le ore, l'orologio astronomico e il calendario con i giorni della settimana e del mese. Tolentino è anche la città del santo e taumaturgo Nicola, al quale è dedicata una monumentale basilica edificata nel XIV secolo, con portale decorato in stile gotico. L'interno, con soffitto a cassettoni in legno dorato, un prezioso ciclo di affreschi e il chiostro a trenta arcate, con annessi musei degli ex voto, delle ceramiche e del presepio meritano una visita accurata. 
Tra i luoghi della memoria, oltre il Castello della Rancia, si ricordano I'ossario del Rotondo e quelli di Cantagallo e Salcito, che hanno dato degna sepoltura ai resti di tante vittime della battaglia, e ancora il Torrione di San Catervo, quartier generale degli austriaci, oggi sede dell'Associazione Tolentino '815 che organizza l'annuale rievocazione storica.  

Terra di castelli

 Lasciata alle spalle Trolentino lungo la superstrada n, 77, dopo circa dieci chilometri, mura merlate e alte torri segnalano la parte più alta del centro storico di Caldarola, custode di un patrimonio artistico davvero notevole, I primi insediamenti di questa città risalgono alla fine dell'anno 700. 
Dopo l'anno 1000, il territorio appartenne prima a Matilde di Canossa, poi al Papato, ai marchesi d'Este e ai Varano finché, agli inizi del '400, non conquistò l'indipendenza. 
Ma il periodo di maggior splendore venne alla fine del '500, ad opera del cardinale Evangelista Paillotta, che rifondò l'impianto urbanistico della città, fece costruire Palazzo Pallotta, la contigua Collegiata di San Martino, la chiesa di San Gregorio, il Palazzo dei Priori e quello dei Podestà; inoltre ingrandì e abbellì il castello di famiglia. Condepito quale sede cardinalizia (oggi ospita il Municipio), il Palazzo Pallotta chiude con edifici porticati tre lati della piazza antistante. Di notevole interesse la Stanza del Paradiso, studiolo del cardinale, affrescata con scene di caccia. 
La Collegiata di San Martino offre un'importante raccolta di tele sacre e un prezioso tabernacolocastellotolentino1.gif (374809 byte) del '600; ai lati dell'altare maggiore spiccano due colonne provenienti dal Tempio di Gerusalemme (le avrebbe portate qui da Roma lo stesso cardinale). 
La chiesa di San Gregorio conserva nella cappella dei Misteri del Rosario, edificata nel 1918, uno dei pochi esempi di arte liberty a tema religioso. 
Il Palazzo dei Podestà ospita oggi il teatro comunale. Il castello, infine, saldamente in mano alla famiglia Pallotta già dal 1434, mostra i segni delle continue ricostruzioni curate nei secoli dai di scendenti, fin quasi ai giorni nostri. 
Al piano terra si visitano raccolte di  carrozze e di armi. In quest'ultima sala è raffigurata la battaglia di Brindisi (1296), durante la quale Guglielmo Pallotta difese un ponte per contrastare l'avanzata del nemico. Al piano nobile, la sala da pranzo conserva una collezione di cristalli di Boemia e ceramiche del '700. Nella sala opposta, gli stemmi delle spose di casa Pallotta incorniciano la volta;'tra gli altri, quello di Margherita d'Aquino, nipote di San Tommaso, che sposò Guglielmo Pallotta nel 1281. 
Dal cortile esterno, attraversando il ponte levatoio, si accede al parco. 
Di recente istituzione, il Museo Civico di Palazzo dei Cardinali rappresenta un ulteriore motivo di interesse. 
Raccoglie più di duecento opere di artisti contemporanei sul tema della Resistenza e dell'Olocausto.

Fuori le mura

La presenza nel circondario di alcuni castelli e borghi medioevali giustifica la scritta, porta all'ingresso della città: "Caldarola, terra di castelli". 
La posizione scenografica tutt'intorno al bacino artificiale di Pievefavera invita alla visita, ma le strade non consentono un agevole accesso ad auto veicoli ingombranti, pertanto è consigliabile rivolgersi all'Ufficio Turistico di Caldarola, che organizza visite guidate.

Vestignano. Il paese coincide con il castello che fu di proprietà del monastero di Casauria e, successivamente, dei Varano. 
Una torre cilindrica divide quasi in due parti l'abitato, costituito da ripide stradine e ampie finestrature con vedute sulla valle. 
Alla base del torrione, una chiesetta longobarda conserva affreschi di Simone de Magistris.

Croce. Il borgo fu edificato dai Varano nel XIII secolo a difesa del colle. Da un imponente arco si accede alla piccolissima piazza occupata dacastellotolentino.gif (292913 byte) un pozzo e, di lato, da una chiesa; all'interno cinque altari di legno dorato e opere dei De Magistris.

Pievefavera. II nome denuncia le origini di epoca romana: nacque come stazione di posta lungo la Strada Flaminia che portava ad Ancona. 
Il paese, che nel Medioevo si spostò più in alto rispetto all'insediamento originario, presenta una disposizione a lisca di pesce ed è circondato da tre cinte di mura contraddistinte ciascuna da un proprio portale. Sul sagrato della chiesa e nell'Antiquarium, all'interno della torre del castello, sono esposti reperti di epoca romana e medioevale.

Valcimarra. Una torre varenasca è ancora oggi visibile in questo centro nato sulla strada romana che la collegava alla stazione di Pievefavera; fu eretta nel Medioevo come parte integrante del sistema difensivo castellare della zona.

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