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Percorrendo
la superstrada che da Civitanova Marche conduce a Roma, sei chilometri prima di
Tolentino appare la possente mole del Castello della Rancia.
Teatro nel 1815 di
un sanguinoso scontro tra l'esercito franco-napoletano e quello austriaco, venne
costruito nel XIV secolo su una preesistente fattoria cisternense (Grancia, da
cui
Rancia, deriva dal francese grange, fattoria).
Di forma quadrangolare, ha mura
merlate e tre torri: attraverso una di queste, protetta un tempo da un ponte
levatoio, si accede all'ampio cortile dai porticati a colonne; nella profonda
cisterna che si trova al centro, si dice, vennero sepolti i caduti di quella
battaglia. Un altro evento memorabile è inscritto negli annali cittadini: la
firma del trattato tra Bonaparte e la Santa Sede, avvenuta nel 1797 presso
Palazzo Parisani, Ma è all'età medioevale, in cui fu libero comune, che
Tolentino deve l'impianto del centro storico, le fortificazioni e la cinta
muraria (queste ultime solo in parte conservate).
Per raggiungerli occorre
superare il Chienti sull'imponente Ponte del Diavolo (costruito nel 1268) e,
oltrepassata l'attigua Porta del Ponte, immettersi nel caratteristico quartiere
del Fondaccio (dove spicca l'antica chiesa di Santa Maria, rimaneggiata
ne1'700).
Nella centrale Piazza della Libertà domina la Torre deli'Orologio,
con i quattro quadranti che indicano rispettivamente le fasi lunari, le ore,
l'orologio astronomico e il calendario con i giorni della settimana e del mese.
Tolentino è anche la città del santo e taumaturgo Nicola, al quale è dedicata
una monumentale basilica edificata nel XIV secolo, con portale decorato in stile
gotico. L'interno, con soffitto a cassettoni in legno dorato, un prezioso ciclo
di affreschi e il chiostro a trenta arcate, con annessi musei degli ex voto,
delle ceramiche e del presepio meritano una visita accurata.
Tra i luoghi della
memoria, oltre il Castello della Rancia, si ricordano I'ossario del Rotondo e
quelli di Cantagallo e Salcito, che hanno dato degna sepoltura ai resti di tante
vittime della battaglia, e ancora il Torrione di San Catervo, quartier generale
degli austriaci, oggi sede dell'Associazione Tolentino '815 che organizza
l'annuale rievocazione storica.
Terra
di castelli
Lasciata
alle spalle Trolentino lungo la superstrada n, 77, dopo circa dieci chilometri,
mura merlate e alte torri segnalano la parte più alta del centro storico di
Caldarola, custode di un patrimonio artistico davvero notevole, I primi
insediamenti di questa città risalgono alla fine dell'anno 700.
Dopo l'anno
1000, il territorio appartenne prima a Matilde di Canossa, poi al Papato, ai
marchesi d'Este e ai Varano finché, agli inizi del '400, non conquistò
l'indipendenza.
Ma il periodo di maggior splendore venne alla fine del '500, ad
opera del cardinale Evangelista Paillotta, che rifondò l'impianto urbanistico
della città, fece costruire Palazzo Pallotta, la contigua Collegiata di San
Martino, la chiesa di San Gregorio, il Palazzo dei Priori e quello dei Podestà;
inoltre ingrandì e abbellì il castello di famiglia. Condepito quale sede
cardinalizia (oggi ospita il Municipio), il Palazzo Pallotta chiude con edifici
porticati tre lati della piazza antistante. Di notevole interesse la Stanza del
Paradiso, studiolo del cardinale, affrescata con scene di caccia.
La Collegiata
di San Martino offre un'importante raccolta di tele sacre e un prezioso
tabernacolo
del '600; ai lati dell'altare maggiore spiccano due colonne provenienti dal
Tempio di Gerusalemme (le avrebbe portate qui da Roma lo stesso cardinale).
La
chiesa di San Gregorio conserva nella cappella dei Misteri del Rosario,
edificata nel 1918, uno dei pochi esempi di arte liberty a tema religioso.
Il
Palazzo dei Podestà ospita oggi il teatro comunale. Il castello, infine,
saldamente in mano alla famiglia Pallotta già dal 1434, mostra i segni delle
continue ricostruzioni curate nei secoli dai di scendenti, fin quasi ai giorni
nostri.
Al piano terra si visitano raccolte di carrozze e di armi. In
quest'ultima sala è raffigurata la battaglia di Brindisi (1296), durante la
quale Guglielmo Pallotta difese un ponte per contrastare l'avanzata del nemico.
Al piano nobile, la sala da pranzo conserva una collezione di cristalli di
Boemia e ceramiche del '700. Nella sala opposta, gli stemmi delle spose di casa
Pallotta incorniciano la volta;'tra gli altri, quello di Margherita d'Aquino,
nipote di San Tommaso, che sposò Guglielmo Pallotta nel 1281.
Dal cortile
esterno, attraversando il ponte levatoio, si accede al parco.
Di recente
istituzione, il Museo Civico di Palazzo dei Cardinali rappresenta un ulteriore
motivo di interesse.
Raccoglie più di duecento opere di artisti contemporanei
sul tema della Resistenza e dell'Olocausto.
Fuori
le mura
La
presenza nel circondario di alcuni castelli e borghi medioevali giustifica la
scritta, porta all'ingresso della città: "Caldarola, terra di
castelli".
La posizione scenografica tutt'intorno al bacino artificiale di
Pievefavera invita alla visita, ma le strade non consentono un agevole accesso
ad auto veicoli ingombranti, pertanto è consigliabile rivolgersi all'Ufficio
Turistico di Caldarola, che organizza visite guidate.
Vestignano. Il paese coincide con il castello che fu di proprietà del
monastero di Casauria e, successivamente, dei Varano.
Una torre cilindrica
divide quasi in due parti l'abitato, costituito da ripide stradine e ampie
finestrature con vedute sulla valle.
Alla base del torrione, una chiesetta
longobarda conserva affreschi di Simone de Magistris.
Croce. Il borgo fu edificato dai Varano nel XIII secolo a difesa del colle.
Da un imponente arco si accede alla piccolissima piazza occupata da
un pozzo e, di lato, da una chiesa; all'interno cinque altari di legno dorato e
opere dei De Magistris.
Pievefavera.
II nome denuncia le origini di epoca romana: nacque come stazione di posta lungo
la Strada Flaminia che portava ad Ancona.
Il paese, che nel Medioevo si spostò
più in alto rispetto all'insediamento originario, presenta una disposizione a
lisca di pesce ed è circondato da tre cinte di mura contraddistinte ciascuna da
un proprio portale. Sul sagrato della chiesa e nell'Antiquarium, all'interno
della torre del castello, sono esposti reperti di epoca romana e medioevale.
Valcimarra.
Una torre varenasca è ancora oggi visibile in questo centro nato sulla strada
romana che la collegava alla stazione di Pievefavera; fu eretta nel Medioevo
come parte integrante del sistema difensivo castellare della zona.
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